Dentro il Rotary
mercoledì, 26 Agosto 2026

Riflessioni e Approfondimenti della Commissione Apprendimento.

A cura del PDG Natale Spineto, Facilitatore dell’Apprendimento Distrettuale.

 

Quali sono gli organismi direttivi del Rotary? Recita lo Statuto del R.I.: “i dirigenti del RI sono: il presidente, il presidente eletto, il vicepresidente, il tesoriere, gli altri membri del Consiglio centrale, il segretario generale e i governatori distrettuali, come pure il presidente, il presidente eletto e il tesoriere onorario del RI in Gran Bretagna e Irlanda”. Stupirà vedere menzionato, tra i tanti, il Rotary britannico: il motivo è che, per ragioni storiche, i Club di quella zona costituiscono un’unità amministrativa separata, ma questo dato riveste ora, per noi, una importanza relativa.

Vorrei invece mettere l’accento sul Consiglio Centrale, in inglese “Board of Directors” (composto quindi da directors), in spagnolo “Junta Directiva” (composta da directores) e in francese “Conseil d’administration” (componenti: administrateurs). Si tratta, come lo stesso termine suggerisce (specialmente nella versione francese) e Statuto e Regolamento del Rotary International confermano (chi volesse conoscerne finalità e competenze nel dettaglio può vedere l’articolo 5 di entrambi), di un organo di primaria importanza, che “provvede a stabilire la normativa per il Rotary International e fornisce la guida necessaria per aiutare i nostri Club ad avere successo”.

La composizione del consiglio, i cui membri hanno una carica biennale, riflette la pluralità geografica del Rotary. Comprende 19 membri. Due lo sono di diritto: si tratta del presidente internazionale in carica (che è il nigeriano Olayinka Hakeem Babalola) e di quello eletto (l’americano Larry A. Lunsford). Gli altri 17 invece sono selezionati nelle diverse zone di cui il Rotary si compone. I Distretti e i Club sono infatti suddivisi in 34 zone ciascuna delle quali ha un numero approssimativamente uguale di soci: la suddivisione, dunque, è variabile, dal momento che quel numero può aumentare o diminuire in maniera consistente nel corso degli anni, e infatti esistono precise procedure per mutarla e viene periodicamente rivista. Noi ci troviamo nella zona 15, che comprende Italia, Malta e San Marino. Ma poiché le zone sono 34 e i directors sono 17, le zone sono accoppiate e, per garantire un’equa rappresentanza, le zone di ciascuna coppia scelgono il proprio candidato ad anni alterni. La zona 15 è abbinata alla zona 14, a sua volta articolata in due sezioni: Andorra, Francia e Monaco (A); Belgio e Lussemburgo (B). In ogni caso, una volta eletto, il director rappresenta entrambe le zone.

La nomina di ciascuno avviene attraverso una procedura fissata dal R.I che garantisce che tutti i Distretti abbiano voce in capitolo, e ha al suo centro un Comitato di nomina (nominating Committee). L’elezione del consigliere nominato ha luogo al Congresso internazionale e il director entra in carica il primo luglio successivo, rimane in attività, come si diceva, due anni e non può essere rieletto. Insomma, in 20 anni avremo 10 directors, 5 dei quali italiani (o di Malta o San Marino). Considerando il numero dei Distretti italiani (attualmente 14), è facile capire che l’accesso a questa carica è arduo e avere un board director proveniente da un Club del proprio Distretto è un evento raro e di particolare prestigio. Noi abbiamo avuto questo privilegio grazie a Giuseppe Viale, socio del Club di Genova, che ha ricoperto quel ruolo nel biennio 2014-2016.

Il primo luglio di quest’anno è entrato in carica Massimo Ballotta (del Club di Feltre, Distretto 2060, che copre il Nord-Est dell’Italia). Medico specializzato in medicina dello sport e medicina riabilitativa, ha diretto un grande reparto di riabilitazione ospedaliero nella provincia di Belluno. Dopo la pensione continua a svolgere attività di consulenza e di volontariato. È rotariano dal 2009 ed è stato governatore nel 2019-20. Insieme alla moglie Rossella è Grande donatore e Benefattore della Fondazione Rotary. Persona sempre disponibile, accogliente e mossa da grandissimo spirito di servizio, ha spesso partecipato alle iniziative del nostro Distretto ed è stato un grande piacere riaverlo con noi proprio di recente, quando è venuto al Welcome on board, affrontando uno sciopero dei treni e percorrendo oltre 800 km in due giorni pur di non mancare. All’inizio di questo suo nuovo mandato gli rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro: siamo certi che la collaborazione con lui sarà proficua e porterà a traguardi importanti.

Il board director uscente (biennio 2024-2026), secondo quell’alternanza di zone che dicevo, è stato il belga Alain Van de Poel (del Rotary Club de Wezembeek-Kraainem, Distretto 2150, Sud-Ovest del Belgio). Laureato in gestione commerciale e marketing, ha avuto ruoli dirigenziali nei settori bancario, editoriale e delle risorse umane e ha inoltre guidato una società di consulenza focalizzata sui programmi di gestione all’interno della Commissione Europea. Guida un’azienda commerciale che ha fondato. Socio fondatore, nel 1992, del suo Club, che ha presieduto nel 2005-06, è stato vicepresidente del Rotary International nell’anno 2025-26, durante la presidenza dell’italiano Francesco Arezzo. Al nostro Distretto è sempre stato particolarmente vicino: ricordo, ad esempio, la sua partecipazione alla mia visita dei Rotaract di Genova.

Anche se con l’understatement, la semplicità e l’atteggiamento umile che lo caratterizzano ha dichiarato: “solo perché sono un consigliere del RI non significa che io conosca il Rotary meglio di chiunque altro, quindi devo sempre imparare dai soci del Rotary”, l’esperienza che ha appena concluso lo rende un testimone e un interprete assolutamente privilegiato della vita, della situazione, dei problemi e degli orientamenti attuali del Rotary. In una intervista che ha rilasciato proprio in questi giorni (comparsa su “Contact Rotary Belgique” e quindi su “RotaryMag”, numero di agosto 2026) propone un bilancio che credo sia particolarmente utile a chi si chiede come leggere il presente del nostro sodalizio e che cosa aspettarsi per il futuro. Ne sottopongo quindi alla vostra riflessione, con l’autorizzazione di Alain, alcuni passaggi (che ho tradotto dal francese): dimensione internazionale, adattabilità regionale, centralità dei valori, approccio umile e pacato ai problemi sono le parole-chiave dell’intervista.

In qualità di consigliere e poi di vicepresidente del RI, che cosa l’ha sorpresa di più nel suo ruolo?

La dimensione e la forza internazionale della nostra organizzazione, che sotto molti aspetti sottovalutiamo. Non ci rendiamo conto del nostro impatto a livello globale. Ma non è colpa dei Club se ignorano questo aspetto, dipende dal fatto che non facciamo abbastanza pubblicità. I programmi di economia di scala, ampiamente sconosciuti, ne sono un ottimo esempio. Restiamo ancora e sempre troppo modesti rispetto alla portata di ciò che intraprendiamo e al riconoscimento di cui godiamo in circa 200 paesi e territori.

Quali sono le specificità europee del Rotary?

Il Rotary è mondiale nella condivisione dei suoi valori e della sua “prova delle quattro domande”, ma ritengo che l’adattabilità regionale sia un punto essenziale per il Rotary del futuro. L’idea è già in corso di attuazione, poiché molti seminari importanti (effettivo, immagine pubblica…) si svolgeranno – ed è una novità assoluta – sotto l’egida dei nostri uffici regionali. Questo decentramento ci permetterà di adattarci meglio alle reali specificità delle nostre regioni.

Che cosa ha imparato dai suoi viaggi in tutto il mondo?

Mi chiedo appunto se esista una sola specificità puramente europea. Perché il Rotary belga non è il Rotary italiano, che a sua volta differisce non poco dal Rotary francese. Andiamo anche oltre: un Club che ha il suo centro in una città si distingue da un Club che si riferisce a più centri di un territorio. Il che ci riporta alla nostra grande diversità, una delle nostre forze che va rispettata e altrettanto incoraggiata.

Qual è la sfida più grande che il Rotary deve affrontare?

La sua continuità nel tempo, e quindi la sua capacità di riflettere sul proprio futuro, in un senso ben più ampio del semplice sviluppo dell’effettivo. Parliamo molto di cambiamento ma facciamo fatica a implementarlo, in primo luogo perché ci muoviamo in un mondo di volontari, che faticano ad accettare le imposizioni… Eppure, se si considera la struttura del Rotary dal 1905, si nota che non è quasi evoluta, con il Club come pilastro centrale. Attenzione, non sto dicendo che si debba stravolgere questo concetto, o quello del ruolo del Distretto per esempio, ma non occuparsi della questione equivale a fare la politica dello struzzo. Nella nostra riflessione dovremmo essere capaci di liberarci di tutti i nostri filtri e pregiudizi. Le uniche cose che non possiamo toccare sono i nostri valori e la Prova delle quattro domande.

Lei era anche membro del comitato esecutivo del RI…

Questo è composto da sette membri che, ad eccezione del presidente e del presidente eletto, sono tutti consiglieri al secondo anno. Questo comitato introduce e prepara a monte molti dei temi di discussione che vengono sottoposti al consiglio di amministrazione del RI. Una cosa che ho notato all’interno di questo organo è il netto aumento del numero di reclami (tra membri, tra un membro e il suo Club o il Distretto, ecc.) che ci arrivano. Questo aspetto procedurale mi dispiace, ma siamo tenuti ad analizzare ciascuno di essi. Purtroppo è il riflesso della nostra società attuale, dove ognuno vuole avere ragione, spesso per lusingare un ego smisurato. Un ritorno a una certa serenità e a un po’ più di etica mi sembra necessario…

In questo periodo di forti tensioni geopolitiche, come può il Rotary rimanere un attore rilevante nella promozione della pace?

Più che mai il Rotary ha un ruolo da svolgere su questo piano e ho chiesto, durante l’ultima riunione del consiglio, che il RI comunichi di più riguardo alle nostre realizzazioni in materia e agli eventi che abbiamo organizzato – ad esempio la firma formale di un patto di amicizia tra i distretti del Maghreb e quelli di Francia e Italia, o ancora il recente forum organizzato dal Rotary presso la sede dell’Unesco a Parigi.

Si dice talvolta che nel Rotary ci siano molte personalità forti… Lo considera un punto di forza o un ostacolo?

Un punto di forza. Abbiamo bisogno di persone di carattere, non che impongano le proprie idee, ma che le comunichino e le difendano con forza e convinzione… nel rispetto dei nostri valori, ovviamente.

Quali consigli darebbe al suo successore?

Dare prova di umiltà. Durante il mio mandato ho avuto la fortuna di occuparmi della formazione dei consiglieri eletti. Ho ripetuto loro che si tratta innanzitutto di rendere onore al nostro ruolo e di esercitarlo con umiltà, per rispetto verso i Rotariani che sono nei Club e che fanno “funzionare la macchina” giorno dopo giorno. La semplicità e la modestia facilitano l’instaurazione di un dialogo vero e sincero.

Fonte dell’intervista: https://www.rotarymag.org/9-international/4615-alain-van-de-poel-regard-sur-2-ans-passes-a-la-direction-du-ri.html