Dentro il Rotary
venerdì, 31 Luglio 2026

Riflessioni e Approfondimenti della Commissione Apprendimento.

A cura del PDG Natale Spineto, Facilitatore dell’Apprendimento Distrettuale.

 

Dopo la prima puntata sul metodo dell’apprendimento dedico questa seconda alle fonti. Per introdurla prendo spunto da una telefonata ricevuta recentemente da un socio che mi ha fatto venire in mente una situazione che si verifica abbastanza frequentemente nei Club, soprattutto durante le assemblee e i consigli direttivi, ma anche in conversazioni ordinarie: si sta discutendo un tema, grande o piccolo, dalle modalità di ammissione di nuovi soci alla quota associativa all’opportunità di far firmare la ruota ai presenti, e a un certo punto qualcuno interviene usando un’argomentazione del tipo: “ciò che tu proponi non è rotariano”.  Discorso chiuso. Come il colpo di martelletto del giudice che risolve una contesa o del banditore d’asta che aggiudica un lotto. Ma, mi chiedeva la persona che mi ha telefonato: come facciamo a sapere che cosa è rotariano? Ecco una risposta che circola: “dovresti saperlo in quanto sei nel Rotary”. Ma è una risposta inutile, che non aiuta e nasconde una realtà scomoda (ed è proprio per evitare di sentirsi dire qualcosa del genere che di fronte a quella argomentazione di solito si tace).

Provo ad affrontare la questione dal mio punto di vista, che vi propongo. Intanto va ricordato che il Rotary è una istituzione ultracentenaria che ha costruito la sua identità a poco a poco nel corso del tempo. Per penetrare in maniera approfondita il senso di questa identità bisognerebbe conoscerne dunque, anche in modo sommario, la storia. La storia però può essere di due tipi: quella che si ricostruisce tramite i documenti cercando di avvicinarsi il più possibile a quanto è avvenuto e quella che, sulla base di alcuni fatti significativi, sviluppa un racconto coerente dai tratti “mitici”. Per fare un esempio a tutti noto, qualcosa del genere è successo con il Risorgimento, i cui eventi, condizionati, come succede sempre, da ambizioni, giochi di potere, equilibri politici, interessi economici, sono stati appunto mitizzati, con la creazione di figure esemplari e di eroi senza macchia, perché la sua narrazione serviva a costituire il fondamento dell’Italia unita, e a questo scopo ha ottimamente risposto, almeno per un po’. Anche il Rotary ha una sua storia dei documenti e una sua storia idealizzata e per capirne meglio le caratteristiche credo sia opportuno conoscere sia l’una che l’altra. Nel nostro Distretto abbiamo la fortuna di avere il massimo conoscitore della storia del Rotary del primo tipo (quella fatta sui documenti con metodo storico-critico), Giuseppe Viale, e rimando ai suoi libri, ma anche, per avere una prima idea, alla pagina del Distretto dedicata all’argomento, recentemente aggiornata (https://rotary2032.it/storia-del-rotary/).

Farsi però una cultura sulla storia del Rotary richiede tempo, costanza, applicazione, mentre il socio che mi ha telefonato voleva una risposta più immediata. E allora tocco un altro lato della questione: il Rotary è una associazione molto grande e significativa (lo sappiamo tutti) che agisce in un certo modo. È, per certi versi, come una macchina: una macchina ultracentenaria, lo abbiamo appena ricordato, che però continua a funzionare ottimamente (anche se si può discutere sul fatto che la fisionomia che ha assunto sia la migliore, come in tutte le cose), e per continuare a operare ovviamente ha dovuto ingrandirsi, riparare certe componenti che si sono usurate o rotte, cambiare intere parti che non erano più adeguate eccetera. Quello che noi abbiamo di fronte, insomma, è una macchina che ha la sua storia, certo, ma funziona ora. Noi stessi ne siamo degli ingranaggi (le famose ruote), ma siamo anche, a seconda dei nostri ruoli, incaricati di farla andare, di impiegarla per produrre determinati risultati, eccetera. E a questo scopo dobbiamo conoscerla. Come?

Ci vogliono la scheda tecnica e il libretto d’istruzioni. E questi si trovano entrambi in una serie di documenti che bisognerebbe tenere sottomano (soprattutto ora che, con la digitalizzazione di tutto, non occupano spazio fisico): il primo si chiama Rotary Code of Policies ed è la raccolta delle disposizioni generali e permanenti del Rotary International (delibere del consiglio centrale, dei congressi, del consiglio di legislazione dal 1910 in poi che siano tuttora in vigore), che è in italiano (ma attenzione perché fa fede la versione inglese in caso d’incertezza o ambiguità della traduzione). Se il dubbio però riguarda qualcosa di competenza della Fondazione Rotary, occorre vedere anche il The Rotary Foundation Code of Policies, che è diverso dal primo ed è solo in inglese. Il Rotary non è una cosa statica ma è in continuo mutamento, come quella macchina che dicevamo, sicché questi documenti sono periodicamente aggiornati con le novità normative (e quindi è meglio andarli a cercare su Myrotary, perché così si è sicuri di trovare l’ultima versione disponibile). Inoltre non bisogna confonderli (se si cerca sul primo qualcosa che è competenza del secondo o viceversa si rimarrà a bocca asciutta). C’è un terzo documento fondamentale, il Manuale di procedura, che contiene, tra l’altro, lo statuto e il regolamento del RI e il regolamento della Fondazione Rotary. I Club non possono agire violando quanto stabilito da questi testi. Ogni Club poi deve avere un suo statuto e un suo regolamento. Sempre nel Manuale di procedura si trovano lo statuto tipo per i singoli Club e uno schema di regolamento suggerito. Lo statuto del Club deve seguire le linee guida dello statuto tipo, dalle quali può discostarsi in alcuni punti (chiaramente indicati); il regolamento tipo è soltanto consigliato e può essere modificato, purché le modifiche non siano in violazione dello statuto tipo (tranne ove consentito), del Code of Policies, dello statuto e del regolamento del Rotary International.

Tutte le regole di funzionamento del Rotary sono in questi documenti (che si trovano facilmente in una parte di Myrotary dal titolo “Documenti sulla governance”). Più di 900 pagine… Tantissime, se le si dovesse leggere una per una (cosa che qualche volonteroso fa), ma vengono in aiuto gli indici e soprattutto è possibile usare la funzione “cerca” (uno dei vantaggi nella versione informatica) tramite la quale possiamo rapidamente individuare l’argomento che, volta per volta, ci interessa.

Quindi, riepilogando, come possiamo procedere? Se abbiamo un dubbio guardiamo nel Code of Policies, nel Manuale di procedura, nello statuto e nel regolamento del nostro Club. Il Rotary International negli ultimi anni ha molto allargato i limiti dell’autonomia dei singoli Club, per cui la consultazione dei loro regolamenti è fondamentale. Che cosa succede però se il regolamento del mio Club è stato aggiornato l’ultima volta vent’anni fa e prevede punti che sono in contraddizione con gli altri documenti? A volte i regolamenti prevedono una norma che recepisce automaticamente le variazioni imposte dal Rotary International. Se così non fosse, è consigliabile riformarli. In ogni caso, se c’è un conflitto su una norma considerata obbligatoria dal Rotary International prevale quella definita dagli organi centrali.

Quindi: è rotariano o meno usare un certo tipo di approccio nell’ammissione di un nuovo socio oppure aumentare la quota del 20% o far passare la ruota per le firme? Per rispondere bisogna cercare in tutti i documenti che ho indicato sopra (sembra un’impresa titanica ma se li si ha sotto mano con la funzione “cerca” ci vogliono 15 minuti…). E se non si trova niente sul tema specifico che ci interessa? Vuol dire che i Club possono procedere a loro discrezione. E qui interviene un’altra considerazione: nel corso della loro storia il Rotary in genere e ogni Club in particolare hanno sviluppato tradizioni, consuetudini, abitudini. Molte di esse, anche se sembrano sacre e inossidabili, non sono obbligatorie (e se frequentiamo Club all’estero possiamo facilmente constatare che parecchie risultano completamente sconosciute fuori dall’Italia). Però se sono nate e si sono imposte è perché rispondevano a certe esigenze, certi bisogni, uno dei quali è proprio quello di rafforzare il senso d’identità del nostro sodalizio (che ha tratti differenti da nazione a nazione, da distretto a distretto, da Club a Club e può variare nel tempo): è dunque importante conoscerle (cercando anche di capire qualcosa di più sui due tipi di storia di cui parlavamo che le hanno generate) e poi sta alla sensibilità di ciascuno il fatto di valutare se e quanto sono ancora utili.

Ma visto che il Rotary oggi lascia moltissima libertà ai Club e le tradizioni che non si sono coagulate nei documenti che abbiamo citato non sono obbligatorie, non c’è il rischio di cadere in una specie di situazione anarchica, in cui ciascuno fa un po’ quello che vuole? La risposta è sintetizzata nella prova delle quattro domande (che si trova normata nel Code of Policies), considerata il cuore pulsante della macchina di cui parlavamo, e che costituisce l’elemento che non varia. Sembra un po’ retorico da dire, ma la risposta al “che cosa è rotariano” non può che avere quella come centro.