
Riflessioni e Approfondimenti della Commissione Apprendimento.
A cura del PDG Natale Spineto, Facilitatore dell’Apprendimento Distrettuale.
Da alcuni anni, ma nell’anno corrente in modo speciale, i presidenti internazionali insistono molto sul tema dell’effettivo. La parola “effettivo”, nata per designare il numero di uomini di un’unità militare, è poi passata a indicare la quantità dei componenti di una qualunque struttura. È quindi un termine quantitativo, che pone però subito un problema qualitativo: che qualità occorre avere per essere membri di una organizzazione? Ad esso è stato in buona parte dedicato il seminario di Savona e, dal momento che l’interesse sul tema è già forte, cerco di contribuire anche io a mantenerlo vivo condividendo qualche considerazione generale, a margine rispetto a quanto è stato detto, che do per acquisito.
Direi che l’argomento si può declinare in due direzioni, intrecciate, espresse da altrettante domande: quanti siamo e chi siamo? Alla prima rispondono le statistiche: numero dei rotariani nel mondo, nei distretti italiani, nel nostro Distretto, nelle sue diverse zone, nei Club, percentuali di fasce d’età, di generi, di nazionalità, visti in assoluto o in rapporto al passato, per individuare e valutare trend di sviluppo (o di contrazione). Tutti dati interessantissimi e utili. Comunque sia, anche se club piccolissimi ed esclusivi (pensiamo alle accademie scientifiche, che hanno i numeri contingentati), o riservati a un solo sesso (come l’Inner Wheel o il Soroptimist) possono funzionare benissimo, nella logica del Rotary la crescita anche puramente numerica e l’aumento dell’equilibrio fra fasce d’età, generi e provenienze geografiche sono considerati valori forti. Perché? Perché il Rotary riesce a incidere in modo significativo anche grazie alla sua potenza economica (da non sottovalutare) e più soci significa più fondi e perché una delle cose migliori della nostra organizzazione è il suo carattere di network e una rete è tanto più efficace quanto più è vasta e varia. Il Code of Policies recita, sulla base di una decisione del 2019: “far crescere il Rotary è la maggiore priorità interna del Rotary International” (5.030). Da qui le strategie che da anni ci vengono proposte per incrementare l’effettivo, qualche volta un po’ da centro di reclutamento.
Però il discorso quantitativo non si può fare senza quello qualitativo, e cioè senza rispondere alla seconda domanda: chi siamo? Perché il Rotary ha una sua identità, che si definisce anche sulla base dell’identità di chi ne fa parte, in un rapporto di reciprocità delicato. Il tema non è di facile approccio, in quanto, al di là delle formulazioni ufficiali e dei regolamenti, che indicano direzioni ma lasciano le cose molto aperte, e dei pronunciamenti delle autorità come i presidenti internazionali, che non hanno un valore coattivo, se guardiamo alla storia del nostro sodalizio e alla sua attualità (con l’estrema polimorfia regionale che la contrassegna) troviamo modelli assai diversi.
Per limitarci a un discorso generalissimo e prossimo a noi, sfogliando un annuario di venticinque anni fa (ne ho uno sottomano e ho provato), quando tutti i soci d’Italia erano visibili in un’unica pubblicazione, possiamo renderci conto facilmente di come la composizione dei Club fosse costituita, mediamente, da rappresentanti delle libere professioni, dell’insegnamento soprattutto universitario, dell’imprenditoria, della pubblica amministrazione e del lavoro dipendente a livelli apicali o comunque particolarmente alti. Era inoltre considerato essenziale il tema delle “classifiche”: in parole povere, un Club poteva avere un solo rappresentante di ogni attività (un farmacista, ad esempio, ma anche un medico per ciascuna specialità, con tutta una serie di sfumature), cosa che garantiva una estrema varietà d’interessi e professionalità e favoriva la nascita di nuovi Club (per ospitare i due farmacisti potenzialmente rotariani della zona!). Anche se la fedeltà e lo spirito di servizio di molti iscritti di quei tempi ha fatto sì che, compatibilmente con i limiti posti dall’anagrafe, quel tipo di soci, molti dei quali a riposo, sia rimasto attivo, le cose sono nel frattempo cambiate. Difficile sintetizzare le ragioni del cambiamento, che è legato a profonde mutazioni della società, alla crisi delle associazioni di volontariato combinata con il moltiplicarsi delle proposte di attività benefiche, alla crescita e concorrenza delle associazioni professionali, alle profonde variazioni nell’impegno del tempo, alla erosione delle strutture gerarchiche tradizionali, alle nuove professioni, a una diversa distribuzione della ricchezza eccetera.
In ogni caso, si ha un po’ l’impressione che, venuto meno quel mondo, del quale il Rotary era una componente importante ma anche una espressione, si sia persa anche la nostra identità, alla ricerca della quale sembra ora che si proceda a tentoni. Quali proposte, di fronte a questa situazione, per il Rotary di oggi? Le voci sono varie, talvolta pare di trovarsi di fronte a segnali contraddittori, il dibattito è aperto. Sulla base di esso, mi permetto qualche considerazione.
Prendiamo, dunque, la domanda di partenza: chi potrebbe essere il rotariano oggi? E cioè dopo quei cambiamenti dei quali, che lo vogliamo o meno, dobbiamo tenere conto perché non dipendono dalla nostra volontà?
Una prima caratteristica che lo definisce mi pare sia il fatto di svolgere bene la sua attività. Dove “bene” significa con competenza (applicazione, capacità, professionalità) e con coscienza (onestà, rispetto delle regole, correttezza). Una seconda riguarda la convivialità: si può essere più o meno timidi o riservati, ma occorre saper collaborare con gli altri; anzi, provar piacere dalla collaborazione con gli altri, per raggiungere determinati scopi (e questo richiede un carattere affabile, cordiale, sempre disponibile al dialogo e che condivida l’idea secondo la quale ogni incontro costituisce una potenzialità di arricchimento). E qui si arriva alla terza caratteristica: la disponibilità a mettere le nostre risorse (prima di tutto immateriali ma anche materiali, nei limiti delle nostre capacità intellettuali, operative, fisiche o economiche) a disposizione per questi scopi, che hanno a che fare con il miglioramento della realtà che ci circonda.
Credo che buona parte di noi possa concordare su questa carta d’identità del rotariano di oggi. Ma si noterà che non ho fatto nessun riferimento al tipo di professione, né all’età (il bello del Rotary è di essere intergenerazionale), né al genere o ad altro.
Queste cose non sono indifferenti ma non hanno un valore, per così dire, strutturale: vengono dopo, nel momento in cui si tratta di costruire, ridefinire o ripensare la fisionomia dei Club. Le attività dei rotariani non sono incasellate in classifiche rigide e né i regolamenti né le consuetudini le limitano, ma proprio per questo sono le più diverse, e quanto più si incrementa la loro pluralità all’interno dei Club, tanto più aumentano le possibilità d’incontri arricchenti per chi entra nel nostro sodalizio e le nostre capacità d’incidere sui bisogni della società, rafforzate dal moltiplicarsi delle competenze di cui siamo portatori; non è obbligatorio reclutare persone di certe fasce d’età o di un genere o di un altro, ma un maggior coinvolgimento dei giovani, delle donne, di tutte le categorie meno rappresentate nel nostro organico è fondamentale per riequilibrare i Club e consentire uno scambio intergenerazionale, di vissuti e di esperienze efficace.
Mi pare che quella che ho indicato sia una possibile via – praticabile e proficua – per il Rotary di oggi e di domani. Non l’unica, forse non la migliore possibile, ma quella che, personalmente, vorrei percorrere.
Riprenderemo più avanti l’argomento, che è talmente centrale da richiedere almeno alcuni affondi, entrando in questioni più tecniche. Ecco, intanto, una selezione di passi dalle normative del Rotarty International che riguardano il tema che ho trattato (per il testo completo rimando ai documenti originali, che si possono trovare su Myrotary e sul sito del Distretto nella sezione “Documenti”) e altri riferimenti utili.
Dallo Statuto del R.I., articolo 4
Ogni club è composto da adulti che:
- dimostrino di avere buon carattere, integrità e doti di leadership;
- godano di buona reputazione nell’ambito occupazionale o professionale oppure nella comunità;
- siano interessati a servire le proprie comunità e quelle nel mondo.
Ogni club deve avere un effettivo ben equilibrato, in seno al quale non ci siano attività imprenditoriali, professionali, lavorative, di pubblico interesse o altre classificazioni predominanti.
Dal Regolamento del R.I., articolo 4
Ogni Rotary club e Rotaract club deve fare il possibile per costruire un effettivo ben equilibrato nella diversità, promuovendo l’equità e l’inclusione. Nessun club, a prescindere dalla data della sua ammissione al RI, può porre restrizioni all’ammissione a socio per motivi di genere, razza, colore, credo, Paese di origine od orientamento sessuale.
Dallo Statuto tipo di club, articolo 9
L’effettivo del club deve essere uno spaccato rappresentativo delle imprese, professioni e organizzazioni civiche presenti sul suo territorio nonché della diversità demografica locale in termini di età, genere ed etnie.
Dal Code of Policies (capitolo 2, articoli 4 e 5)
L’effettivo di un club deve rispecchiare la comunità alla quale è rivolto.
I club devono sviluppare una cultura che promuova il rispetto e il coinvolgimento positivo e dia valore ai contributi delle persone, a prescindere dalle loro caratteristiche individuali e dalla loro estrazione, nonché dalle differenze di idee, opinioni, valori e credo.
I club devono prendere attentamente in esame la prassi della classificazione professionale e darne una più ampia interpretazione, se necessario, per far fronte alle esigenze imprenditoriali, professionali, occupazionali e di servizio del loro territorio.
I club devono reclutare attivamente gli alumni quali potenziali soci.
I club devono individuare gli ex Rotaractiani e altri giovani professionisti che abbiano le qualifiche per diventare soci.
Devono inoltre cercare il modo per rendere più attrattiva l’affiliazione presso giovani adulti – uomini e donne – che dimostrino buon carattere, integrità e senso di leadership; che siano rispettati nelle loro imprese, professioni, occupazioni e/o nella società in generale; e che siano disposti a servire le comunità a livello locale e internazionale.
Far crescere il Rotary è la maggiore priorità interna del Rotary International.
Dal Code of Policies (capitolo 2, articolo 12)
Il Piano operativo per far crescere l’effettivo del Rotaract cerca di allineare le operazioni e le risorse alle priorità strategiche del Rotary per ottenere la sostenibilità dell’effettivo stesso e la crescita del Rotaract a lungo termine, favorendo al contempo una transizione fluida dall’affiliazione al Rotaract verso quella al Rotary.
Il nostro Distretto
La Commissione Effettivo, presieduta da Lorenzo Gallo, è in prima linea nell’aiutare i Club ad affrontare tutti i temi e problemi relativi a questo settore. I suoi membri, che coprono tutte le zone del territorio, si trovano qui: https://rotary2032.it/organigramma/
