
Riflessioni e Approfondimenti della Commissione Apprendimento.
A cura del PDG Natale Spineto, Facilitatore dell’Apprendimento Distrettuale.
Carissime, carissimi,
il primo luglio comincia la mia attività quale coordinatore della Commissione Apprendimento del nostro Distretto. Non è, per me, la prima esperienza in questo campo, perché nel lontano 2015-2016, prima ancora che facessi il presidente, Paolo Biondi, che era stato governatore nell’anno 2012-2013, mi aveva cooptato (con Anselmo Arlandini, Paolo Camagna, Andrea Sotgiu, Tullio Vernazza, se ricordo bene) nella Commissione Formazione che presiedeva. Quell’anno è stato assai significativo per la mia vita rotariana, ed è stato formativo prima di tutto per il sottoscritto, grazie a Paolo, che per me è stato ed è un grande modello di rotariano e di formatore. Per questo adempio con molto piacere e sincero affetto e riconoscenza a quello che potrebbe sembrare invece un dovere formale, e cioè esprimere i miei calorosi ringraziamenti nei confronti di Paolo, che nell’anno rotariano appena concluso è stato il Facilitatore del Distretto. Ed estendo ovviamente il ringraziamento alla squadra che ha coordinato, composta dagli amici Alessandro Dafarra, Raffaella Femia, Aniello Giugliano, Rinaldo Firpo, Tullio Vernazza.
Il governatore ha pensato di affidarmi, oltre alla presidenza della commissione, anche una rubrica dedicata all’apprendimento all’interno della newsletter distrettuale, una novità cui diamo inizio ora. Come? Ho riflettuto un po’ su quale argomento affrontare in questa prima puntata della rubrica, e ho pensato che avrei potuto esordire con alcune precisazioni su due cose essenziali che è sempre opportuno chiarire quando si comincia a parlare di qualunque tema: il significato dei termini che usiamo e il metodo con il quale procederemo.
Prima di tutto i termini: già da quanto ho detto prima appare chiaro che tutto ruota intorno a due concetti centrali, quelli di “formazione” e “apprendimento”. Si tratta di due parole che fanno parte del nostro linguaggio quotidiano, nel quale hanno un significato più o meno preciso, e anche del linguaggio tecnico della pedagogia (e cioè della scienza che si occupa di tutto quello che riguarda l’insegnamento). A noi però interessa il senso che viene assegnato loro nell’ambito rotariano. E a questo proposito va ricordato un importante momento di svolta: a partire dal primo luglio 2023, il Formatore distrettuale (e con lui, a cascata, quello di Club) è diventato Facilitatore (in inglese si è passati dal “District Trainer” al “District Learning Facilitator”) e la Commissione distrettuale Formazione (District Training Committee) è diventata Commissione Apprendimento (District Training Committee). L’organo legislativo del Rotary International ha conseguentemente approvato, nell’aprile 2025, la trasformazione del nome dell’Assemblea Formativa Distrettuale in Seminario di Apprendimento della Leadership di Club (SALC) e del SIPE (Seminario di Istruzione dei Presidenti Eletti, ma “istruzione”, in questo caso, è la traduzione italiana di “training”, di solito reso, come si è detto, con “formazione”) in SAPE: modifiche che sono state accolte talvolta con ironia, come cosa inutile e indifferente a fronte di ben altri problemi della società contemporanea e del Rotary, ma che erano inevitabili, date le premesse, e il cui senso si coglie proprio in rapporto alle considerazioni che stiamo facendo. Ma perché questo mutamento di nomi, allora? Perché ai nomi diversi corrisponde una visione diversa del metodo con il quale si insegna il Rotary: e così il discorso da terminologico diventa metodologico.
Cito da un documento pubblicato nel 2003: “Il nostro approccio nel Rotary sta passando da un modello di formazione a un modello di apprendimento. Questo rientra nell’obiettivo del Piano d’azione di mettere i partecipanti al centro di tutto ciò che facciamo. In pratica, ciò significa che i soci avranno un coinvolgimento più attivo nel loro apprendimento e un maggiore controllo su di esso. Significa anche che coloro che guidano le esperienze di apprendimento del Rotary agiranno più come facilitatori che guidano i soci a condividere le proprie idee, piuttosto che come docenti che trasmettono informazioni”.
Cerchiamo di andare un po’ più in profondità sulle caratteristiche della svolta.
La parola formazione deriva dal verbo latino formare (lo stesso dell’italiano) che vuol dire dare una forma, plasmare, come fa lo scultore che modella la creta. Da qui è derivato il significato educativo. Nei dibattiti rotariani degli ultimi anni il termine formazione è stato associato all’idea di un trasferimento di conoscenze da chi le ha già a chi non le ha ancora: del significato tradizionale ed educativo del termine, quindi, abbiamo ripreso l’idea di una certa passività della trasmissione. A questa si accompagna la concezione secondo la quale per far conoscere il Rotary è importante comunicarne le caratteristiche, e quindi concentrarsi sull’insegnamento di contenuti. Alla base c’è un po’ quella che il filosofo Karl Popper chiamava la visione della mente come “recipiente”, contrapponendola a una visione della mente, che lui preferiva, come “faro”.
Rispetto a questo modello, che è stato operante fino a pochi anni fa, il Rotary propone oggi, come si diceva, di focalizzare l’attenzione sull’“apprendimento”. Il termine viene dal latino “apprehendere”, a sua volta derivato da “ad”, che indica un movimento verso qualcosa, e “prehendere”, che significa prendere, afferrare: non si focalizza quindi su chi insegna (come invece “formare”), ma su chi riceve l’insegnamento, implica qualcosa di dinamico e attivo, evoca l’idea di fare propria una conoscenza, e quindi assimilarla, interiorizzarla.
Come attuare questo proposito? Non mancano gli esempi, perché si tratta di un orientamento abbastanza generalmente accolto in molti settori, anche nelle aziende. Spesso lo si descrive, anche in contesto rotariano, richiamandosi alla “maieutica”. Il termine indicava, nella Grecia antica, l’arte dell’ostetricia ed è stato impiegato specialmente in riferimento a Socrate, che, quando voleva sviscerare un problema di fronte ad altri (allievi e non), non dava la soluzione, ma poneva una serie di domande ai suoi interlocutori in modo che essi riuscissero da soli, con il suo aiuto, a trovare dentro di sé una risposta. Il maestro dunque è come la levatrice (l’ostetrica: allora era un’attività esclusivamente femminile), che facilita la nascita di un bambino (fuor di metafora, aiuta a portare alla luce un’idea). Sul piano educativo si tratta di una prassi efficace, perché fa sì che ciascuno arrivi autonomamente a elaborare un pensiero, e quindi ad aderirvi con più convinzione, dal momento che non lo ha recepito semplicemente da altri.
Ecco il concetto base dell’“apprendimento” come ci viene proposto (e a nostra volta lo proporremo). Bello e invitante, certo, ma non privo di rischi. Perché, a ben vedere, la levatrice aiuta a far nascere un bambino che c’è già (e infatti lo sviluppo del discorso di Socrate, trasmessoci da Platone – Socrate non ha mai scritto niente e quindi lo conosciamo solo attraverso il filtro dei suoi contemporanei – è che le idee che la levatrice fa uscire sono già presenti in ognuno di noi). Ma in chi entra nel Rotary la conoscenza del Rotary ancora non esiste, e non basta quindi farla venire fuori con le opportune domande… Insomma, se manca il bambino l’opera dell’ostetrico è vana. Le autorità rotariane internazionali hanno previsto una risposta a questo problema, insistendo sull’importanza del Learning Center, che si trova su Myrotary e contiene un’amplissima serie di corsi che danno tutte le informazioni utili (a chi ha la volontà e la pazienza di seguirli). L’idea è quindi quella d’integrare una conoscenza di base – già acquisita dai soci tramite il Centro di Apprendimento seguendo lezioni realizzate secondo metodi allineati alle nuove tecniche – con una maieutica che aiuti a fare propri in maniera più efficace questi contenuti. Tecnicamente si chiama “blended learning”, apprendimento ibrido. Ottima soluzione, se non fosse che, a quanto ci dicono le statistiche, sono pochissimi a seguire i corsi del Learning Center.
Altro rischio, connesso al primo: quello di organizzare una sessione di apprendimento in cui tutti sono coinvolti, ognuno dice la sua, la partecipazione è sentita e attiva, i feed back (di solito commenti, anonimi o meno, lasciati alla fine) sono straordinariamente positivi, il governatore è contento perché ha creato un evento di successo e il facilitatore anche… Ma nella quale i soci tornano a casa sapendone, di Rotary, quanto ne sapevano prima, anche se magari avranno almeno capito che le attività di “apprendimento” non sono, come è convinzione universale, una cosa necessariamente noiosa (ottimo risultato ma non proprio conforme allo scopo che ci si era prefissati…).
Di questi rischi dobbiamo essere consapevoli: e cercheremo di lavorare tenendone conto e adottando la flessibilità necessaria a far fronte alle sfide che ci pongono. Abbiamo il vantaggio di partire da un lavoro ottimamente svolto da chi ci ha preceduto, secondo le linee definite dal Rotary International.
Ho parlato al plurale perché a cimentarsi nel compito che ho delineato sarà tutta una squadra, fin d’ora a vostra disposizione, che troverete nell’organigramma. Si tratta di rotariani e rotaractiani che rappresentano tutte le aree del Distretto: li ringrazio di avere accettato questo impegno e auguro a tutti coloro che leggono la rubrica buon anno rotariano!
Natale
